caccia seppiata

la Caccia

La caccia: una grande lezione di alpinismo

La selvaggina nei territori di montagna da sempre è stata vista come un dono della natura.

Fin dai tempi più lontani la fauna selvatica ha rappresentato per i montanari una fonte di sostentamento, del cibo disponibile per integrare i magri prodotti del territorio: per procurare un po’ di carne da mettere in tavola, infatti, molti dei nostri antenati sono stati dei cacciatori; tanto più abile era il cacciatore, tanto meglio era per la sua famiglia, sia in termini alimentari che economici.

Certamente quella della caccia è una grande tradizione familiare, zone e passaggi degli animali sono segreti gelosamente custoditi e tramandati da padre in figlio.

Il cacciatore è prima di tutto un alpinista: piedi sicuri che sanno dove passare, che conoscono perfettamente le loro montagne; uomini che sanno leggere nel cielo gli importanti segnali dell’evoluzione meteorologica.

In Valle d’Aosta, l’attività venatoria non è mai stata libera, ma ha sempre implicato tasse a favore dei nobili della zona e autorizzazioni varie, derivanti da divieti e normative.

Risale al 1800 l’istituzione di riserve di caccia, necessarie per salvaguardare alcune specie e per regolamentare questa attività verso un più corretto e rispettoso approccio con l’ambiente.

La realizzazione delle riserve fu un’intuizione felice poiché ha permesso non solo di salvaguardare le specie protette, ma di creare lavoro per i valligiani, impiegati come guardaparco.